di Grado Giovanni Merlo

Claudiana, 2010

120 pp. (Piccola Collana Moderna, 133)

10,00 Euro

Il libro

Valdo o Valdesio di Lione è uno dei pochi eretici medievali noti nella cultura storica diffusa. Al passaggio dal XII al XIII secolo, egli vive un’esperienza religiosa incentrata sulla povertà evangelica e sulla missione apostolica. Tale esperienza è qui riproposta attraverso fonti e documenti elaborati pressoché in contemporanea.

Proprio questa documentazione è il fondamento su cui, al di là delle tante zone d’ombra, è possibile chiarire le linee generali e alcuni aspetti specifici della testimonianza evangelica di un ricco cittadino di Lione, che verso il 1175 si converte al Cristo, trovando presto “fratelli” e “sorelle” che lo seguono nella via del vangelo, e che nel 1184 con i suoi seguaci diviene “per sempre eretico” a seguito della decisione del vertice della Chiesa cattolico-romana.

L’autore

Grado Giovanni Merlo, insegna Storia del cristianesimo presso l’Università degli Studi di Milano, in cui dirige il Dipartimento di Scienze della storia e della documentazione storica. Dal 1994 è presidente della Società internazionale di studi francescani con sede in Assisi. Presso Claudiana ha pubblicato: Eretici e inquisitori nella società piemontese del Trecento (1977), Valdesi e valdismi medievali (1984) e Identità valdesi nella storia e nella storiografia. Valdesi e valdismi medievali II (1991).

La recensione

di Danilo Di Matteo su EuropaQuotidiano.it del 9 giugno 2010

Valdo di Lione e Francesco d’Assisi: quanti fra noi, appassionati di medioevo, già sui banchi di scuola non hanno subito il fascino dei due apostoli della povertà evangelica? E suggestivo è che a riproporci in maniera rigorosa la figura di Valdesio sia ora uno storico come Grado Giovanni Merlo, presidente della Società internazionale di studi francescani, con un libricino denso di rimandi alle fonti e capace nel contempo di offrire spunti interpretativi e chiavi di lettura (ValdoL’eretico di Lione, Claudiana, pp. 120, euro 10).

L’homo novus Valdo, grazie alla propria abilità negli affari (presta denaro), acquista la piena cittadinanza lionese e possiede una ricchezza composita: case, terre, diritti, denaro. Nei primi anni ’70 del secolo XII, però, vive una profonda crisi spirituale. Si fa tradurre diversi testi biblici in volgare romanzo, li legge e li medita. E sceglie di imitare gli apostoli, spogliandosi di tutte le ricchezze e predicando la “buona novella”. Nasce così il gruppo dei “Poveri in spirito”, più noti come “Poveri di Lione”. Valdesio, però, non è il fondatore di una chiesa. E non è neppure, a rigore, l’iniziatore di un’eresia. Nel 1180, in occasione di una riunione ecclesiastica a Lione, egli, con i suoi “fratelli”, sottoscrive il testo di una “professione di fede e proposito di vita” nel quale si sottolinea la fedeltà all’impostazione cattolico-romana. E un chierico, Durando d’Osca, che aveva seguito i Poveri, giunge a scorgere nel lionese uno strumento di Dio contro gli “eretici”, identificati con i “buoni cristiani” dualisti (i catari). Pietro il Cantore, poi, “precentor” di Notre Dame di Parigi, elogia l’impegno dei valdesi.

Non pochi sono i polemisti, certo, che li accusano di «disseminare discepoli, tra i quali non mancano misere donnicciuole cariche di peccati, che penetrano nelle case altrui, curiose e chiacchierone, sfrontate, malvagie, impudenti». E la decretale Ad abolendam del 1184 sancisce la scomunica anche dei “lionesi”.
Il movimento che in ogni caso dall’esempio di Valdo scaturisce è piuttosto composito. I primi contrasti con il gruppo in seguito noto come “Poveri lombardi”, ad esempio, si hanno con l’opposizione proprio da parte di Valdesio alla rinuncia alla missione apostolica itinerante.

Quasi paradossalmente è la denominazione “valdesi” che induce a seguire le orme, frammentarie, dell’iniziatore, e non il contrario. Parlare di lui con rigore è difficile e a Grado Giovanni Merlo spetta il merito di esserci riuscito.

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Segnaliamo inoltre l’articolo “Il filo ecumenico tessuto dai maestri” di Gianfranco Ravasi, comparso il 27/06/10 sul Sole 24 ore, in cui l’autore considera tre diversi approcci alla teologia, uno dei quali è proprio quello di Valdo. Della biografia di Merlo, qui recensita, Ravasi dice che è «avvincente» e «narrativamente efficace, piuttosto partecipe e coinvolta nell’adesione al personaggio».

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